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 AntonelloRiva.com Figlio e padre.
Allievo e maestro.


Articolo di FRANCESCO VELLUZZI per SPORT WEEK
Supplemento della Gazzetta dello Sport del 23 febbraio 2002. Foto © GUIDO HARARI per SPORT WEEK

Canestri di famiglia - Ivan il terribile

Figlio e padre. Allievo e maestro.

Da una parte, il diciottenne che gioca nella juniores di Cantù ispirandosi all'illustre genitore. Dall'altra, lui, Antonello Riva, 40 anni il 28 febbraio, il bomber che terrorizzava le difese, il re dei marcatori italiani di ogni tempo. Un titolo che, però, non gli pare sufficiente per dire basta. c'è ancora una Coppa da assaporare ...

Antonello Riva, il quarantenne che non tramonta mai è sempre lì al palazzetto, il Pianella, a martellare il canestro come fa dal 1977, l'anno in cui ha debuttato in prima squadra con Cantù.
I suoi capelli sono brizzolati ed il fisico è ancora scolpito. Accanto a lui c'è Ivan il figlio diciottenne che gioca esterno con la squadra juniores: due metri d'altezza, non ha il tiro del padre, di cui però continua ad essere un fan sfegatato anche oggi che l'illustre genitore è pronto a celebrare i quaranta anni.

Già, illustre: perché per chi ama il basket, Antonello da Rovagnate è ancora un mito. E' vero: in passato lo chiamavano Nembo Kid, mentre ora è solo e soltanto Antunel, ma, al di là dei soprannomi, lui sarà sempre uno della generazione di Nantes 1983, dove la Nazionale Azzurra volò sul trono d'Europa facendo urlare i suoi tifosi "Fuori per il Basket".

L'Antunel fa ancora parte di questo mondo, così tappezzato di stranieri e giocatori che fanno sempre meno la differenza.
E anche per il futuro il suo progetto è quello di restare in campo: stavolta per insegnare basket, magari in panchina a sgolarsi per non perdere, visto e considerato che la voglia di vincere non gli è mai mancata.
Oggi intanto Riva è ancora il collante dell'Oregon Scientific Cantù che, guidata dal giovane allenatore Stefano Sacripanti, sogna un posto in Europa.

«Proprio la volontà di riconquistare il palcoscenico delle Coppe è una molla per me molto importante», spiega il campione brianzolo. «Poi, vorrei giocare ancora un anno per riprovare l'emozione delle gare internazionali. Solo allora potri pensare ad allenare, anche se intanto, a luglio, vorrei partecipare al corso allenatori per ottenere il patentino».

Riva è in formissima e, se gli si chiede il segreto di una condizione eccezionale, lui non si nasconde. «Faccio la classica vita da atleta. In più, il mio allenatore è stato bravo, evitandomi alcune sedute mattutine che posso dedicare più alla cura del fisico».
In campo, Riva non è più il terrore delle difese, ma continua ugualmente a dare un contributo in termini di esperienza ormai inestimabile, considerati i numeri di una carriera come la sua cominciata oramai 25 anni fa.

Era il periodo in cui abita nella storica palazzina di via Malchi 3, che ospitava talenti cestistici (c'erano anche Pierluigi Marzorati e Carlo Recalcati) e veniva additata come la scuola di vita del basket e non solo come una semplice foresteria.
«Tutto vero, anche se, rileggendo la mia carriera c'è un anno che ricordo più degli altri: il 1983. Non solo perché vinsi l'Europeo e la Coppa dei Campioni con Cantù, ma anche per le mie nozze con Marina e per la nascita di Ivan (la seconda figlia, Francesca, aspirante modella, ha 14 anni, ndr)». E il matrimonio per uno come lui, considerato un "pretone", deve aver rappresentato davvero una tappa fondamentale.

«Un po' pretone lo sono ancora: vado a messa tutte le domeniche ed ho dei valori che voglio mantenere. Magari, non obbligo più Ivan e Francesca a seguirmi, benché ritenga quello della Chiesa un insegnamento importante che io ho avuto la fortuna di ricevere». Ora Riva vede crescere il figlio Ivan, che probabilmente non sarà mai come il padre, anche se si impegna a diventare un giocatore vero. Ed i giudizi di Antonello sull'erede non sono così male.

«Ivan ha un buon trattamento di palla, una buona visione di gioco ed il senso della posizione in difesa. Deve migliorare nel tiro da 3 punti. Glielo dico in continuazione: «Devi tirare, tirare, tirare». Oggi invece, inseguono il numero, vogliono sempre schiacciare. Poi gli manca la cattiveria agonistica: deve concentrarsi di più, perché ha momenti di sbandamento».

Ivan, cerchietto in testa, amante della musica house e fan della stella dei Philadelphia 76ers Allen Iverson, ascolta e annuisce. Ma lui, il primogenito col quale il padre sogna di trovarsi un giorno fianco a fianco in campo, cosa dice di cotanto genitore?

«Che abbiamo gusti diversi quasi in tutto: lui veste classico, tifa Lakers ed ama i Beatles, ma su Gialappa's, Fichi d'India e Paola Barale, grande amica di famiglia, ci troviamo d'accordo. Per quel che riguarda il basket, so che non potrò diventare come lui. E' un campione assoluto, una presenza costante in campo: si vede dappertutto e dà sempre il 100 per cento. In ogni caso, cerco di imparare il più presto possibile da un simile maestro, anche riguardandomi alcune videocassette storiche, sopratutto quelle dell'82 e dell'83. Poi, però, mi dico: come faccio ad emularlo? Impossibile».

Il rapporto tra i due è ottimo: «Siamo andati insieme negli Stati Uniti, gli ho fatto vedere il Forum di Los Angeles», racconta Antonello. «Un modo per dirgli: «Guarda bene, questo è il Basket». Ivan è felice, ammira un padre campione e modello di vita. Sembrano quasi due amici: «Siamo anche andati in discoteca insieme», confessano. Sul campo si ritroveranno il 18 marzo, quando ci sarà la sfida tra All Star Cantù e All Star Bomber, una serata di spettacolo e solidarità. «Saremo in tanti: quelli di oggi e quelli di Nantes, ma anche Nando Gentile, il playmaker del mio record».

E poi gli amici dello spettacolo e la famiglia: Marina, Ivan e Francesca. Che per Antonello sono ancora la cosa più bella.

Articolo di FRANCESCO VELLUZZI per SPORT WEEK
Supplemento della Gazzetta dello Sport del 23 febbraio 2002. Foto © GUIDO HARARI per SPORT WEEK

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